Displasia congenita dell’anca nel neonato: cosa fare?

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Displasia congenita dell’anca nel neonato: cosa fare?
Immagine - Fonte: iStock

La displasia (o lussazione) congenita dell’anca è una delle anomalie più frequenti nei neonati. Oggi è possibile riconoscerla subito e intervenire tempestivamente. Vediamo insieme di cosa si tratta e cosa fare se viene diagnosticata una displasia dell’anca al vostro bambino.

Cos’è la displasia congenita dell’anca

Cominciamo col dire che non c’è da allarmarsi, perché la displasia dell’anca non è una malformazione vera e propria, ma consiste in un ritardo nello sviluppo dell’articolazione. Nei neonati con DCA, l’anca non è collocata saldamente nella tasca del bacino e, per questo motivo, si può dislocare. In Italia, ci sono alcune regioni più colpite rispetto ad altre, come l’Emilia Romagna, la Val d’Aosta, le Marche, la Basilicata e la Lombardia, con una percentuale maggiore di femmine.

Sono diversi i casi di displasia congenita, con tre livelli di gravità: il caso più grave è quello dell’anca lussata, quando la testa del femore si trova completamente fuori dall’incavo del bacino (acetabolo); l’anca lussabile ha una gravità media e si ha quando la testa del femore è all’interno dell’acetabolo ma può essere spostata facilmente; infine, c’è il caso meno grave, l’anca sublussabile, quando la testa del femore è fuori dall’acetabolo ma è possibile rimetterla al suo posto con manovre adeguate.

Quali sono le cause della displasia congenita dell’anca

Ma come mai un bambino nasce con questa patologia? Bisogna innanzitutto ricordare che la displasia congenita dell’anca può presentarsi su entrambi i lati o solo su uno dei due, anche se è più frequente sul lato sinistro del corpo.

La prima causa è sicuramente di natura genetica, per cui se in famiglia ci sono casi di DCA, è più facile che venga trasmessa di madre in figlio.

Alcuni fattori ambientali, che tendono a ridurre lo spazio a disposizione del nascituro, posso causare una lussazione dell’anca. Tra questi, ricordiamo i parti gemellari, l’assenza o la scarsità di liquido amniotico o la posizione podalica del feto. Anche i bambini nati prematuramente hanno maggiori possibilità di sviluppare una displasia congenita dell’anca.

Cosa fare in caso di displasia congenita dell’anca

Ma come comportarsi in caso di DCA? Alcuni bambini non hanno dei segni immediatamente visibili, per cui alcune volte è difficile già diagnosticare una displasia dell’anca. I primi segnali utili per lanciare l’allarme e rivolgersi a uno specialista sono numerosi: se il bambino ha le gambe di lunghezza diversa, se ha la pelle irregolare alle pieghe delle cosce, se si muove meno da un lato o, se già cammina, se ha difficoltà a deambulare o cammina sulle punte.

Ma, anche se non ci fossero questi sintomi, è consigliabile sempre effettuare un’ecografia dell’anca a 6-8 settimane dalla nascita, perché agire precocemente può essere determinante per la riuscita delle terapie.

Una volta diagnosticata una displasia congenita dell’anca, se il bambino è neonato o ha meno di 6 mesi di vita e la lussazione non è molto grave, è possibile correggere l’anomalia con degli appositi cerotti. Dai 6 mesi ai 2 anni e di fronte a una displasia di tipo medio, un grosso aiuto viene da strumenti come una cintura o un tutore.

Nei casi più gravi, è opportuno utilizzare un divaricatore o, in situazioni estreme, un apparecchio di trazione con arto gessato.

La percentuale di guarigione dalla displasia congenita dell’anca si attesta intorno al 95%.

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